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Luca Bonavia
“Von der Bauernstube
in den Konzertsaal”
Das Walserlied in Italien
Brig, 22.Mai 2003
I parte
Buonasera a tutti voi. Sono davvero felice di partecipare a questa serata, a nome dell’Associazione “Cantar Storie” di Domodossola.
Assieme a mio padre Loris, qui presente in sala, ho svolto negli ultimi anni un intenso lavoro di ricerca sui canti di tradizione orale ricordati nel territorio delle valli ossolane, volto alla raccolta dei motivi dalla viva voce dei cantori spontanei ed a una loro elaborazione corale a più voci, curata dai migliori musicisti italiani che operano nel campo della coralità di stampo “popolare”. I primi risultati della ricerca sono stati inseriti nei volumi “Cantar Storie”, pubblicati nel 1999 e 2001 dall’editore Grossi di Domodossola (il terzo volume è attualmente in corso di preparazione); tra i diversi progetti tuttora in corso di svolgimento, vorrei segnalare uno specifico lavoro di ricerca sui canti in lingua Walser raccolti dapprima in Valle Anzasca e Valle Formazza, ma anche nelle colonie Walser di Bosco Gurin, Alagna Valsesia, Rima, Rimella e Gressoney/Issime.
Tenteremo oggi di intraprendere un breve viaggio attraverso alcuni dei canti raccolti nelle colonie Walser ossolane, prendendo il via da due esiti reperiti in Valle Formazza, entrambi dalla voce di Maria Lagger Ferrera. Ascolteremo dapprima un frammento dell’esecuzione spontanea, registrata sul campo nel 1984, quindi l’elaborazione per coro a voci maschili, ad opera dal Maestro Paolo Bon. Nell’ambito del progetto di ricerca “Cantar Storie” si è scelto difatti di seguire una logica di “doppio binario”, affiancando agli esiti orali una elaborazione corale, rivolgendosi per i primi due volumi dell’opera ad organici maschili.
Il musicista, lavorando sugli esiti originali, già documentati e trascritti nell’ambito di una scheda etnomusicologica, ha potuto svolgere la propria ricerca espressiva in piena libertà: vorrei sottolineare come venga evidenziata non solamente la sua bravura “tecnica” a livello musicale, ma l’acuta sensibilità che ha saputo cogliere l’intima essenza dei canti, salvaguardandola e facendola rivivere attraverso le voci di un moderno gruppo di cantori.
Il primo dei canti, Un in der Kchêrchä, narra una semplice vicenda d’amore dai toni teneri ed allusivi, portandoci là, dietro alla chiesa, dove gli innamorati si nascondono tenendosi per mano... Il ritornello “Wischpeli Wäschpäli” non ha un senso letterale compiuto, ma solamente un ruolo musicale, e ritmico: parte proprio da questo allegro senso di danza infantile l’elaborazione di Paolo Bon (Tiri türi tari), scritta per tre voci che perennemente si rincorrono, raggiungendosi davvero soltanto all’ultima battuta di ogni strofa..
(segue l’ascolto di “Un in der Kchêrchä” e “Tiri türi tari”)
Il secondo canto, Wol löif uf di Tanna, è un gioioso inno alla vita, all’amore ed alla natura. Una ragazza è ispirata dalle alte montagne, dalla forza del vento, dalla vivacità dei fiori, e non soltanto... anche i ragazzi le appaiono bellissimi, e soprattutto lui, che nell’attesa di incontrare il suo amore non sa darsi pace, cercando in ogni momento un abete su cui arrampicarsi..! Anche in questo caso l’elaborazione corale segue la lieve cadenza dell’esito originale, alternando momenti in cui il coro canta a pieno organico ed altri in cui le voci s’alternano, creando un particolare effetto “ad eco”.
(segue l’ascolto di “Wol löif uf di Tanna” e “Un tiriralla”)
II parte
Il lavoro di ricerca sui canti in lingua Walser intrapreso dall’Associazione “Cantar Storie” si concretizzerà nella pubblicazione di un volume specifico, prevista per il biennio 2004/2005, che vedrà come già sottolineato l’estendersi dell’opera a esiti raccolti nelle colonie Walser di Bosco Gurin, Alagna Valsesia, Rima, Rimella e Gressoney/Issime. Dal mese di marzo 2003 è inoltre attivo a Domodossola il “Laboratorio Corale Cantar Storie”, progetto di coralità essenzialmente dedicato alla creazione di un repertorio di canti Walser. Sono particolarmente fiero questa sera di annunciare ufficialmente la nascita di questo nuovo progetto, e di poterlo fare in occasione della presentazione della pregevole opera del dottor Waibel, caro amico e prezioso collaboratore per la nostra ricerca.
Proseguiamo ora nel nostro “viaggio”: come in ogni esplorazione, ogni passo nasconde scoperte, a volte sorprendenti, comprendendo come i canti raccolti nel corso di una ricerca di questo tipo svelino collegamenti con quel mondo arcaico e misterioso che appartiene al passato dell’intera umanità.
Ascolteremo tra poco O Annamarii, ballata Walser raccolta a Macugnaga, in Valle Anzasca. L’esecuzione originale si deve ad un gruppo di cantori spontanei, con l’accompagnamento di una fisarmonica: come sentirete si tratta di un dialogo quasi surreale tra Annamarii e un anonimo interlocutore, che la incontra mentre si prepara a partire. Lei, annuncia, vuole raggiungere la terra dei cacciatori, là, molto lontano, ma il suo uomo, l’avvertono, è molto malato, e sta per morire. Sorprendente è la risposta di Annamarii: poco lo importa, ormai: ne ha già un altro, che la aspetta! Continuerà a ripeterlo anche dopo la morte del pover’uomo e l’inevitabile sepoltura. Il carattere assieme drammatico e tragicomico del canto è messo in risalto dall’elaborazione di Paolo Bon (Ùn ts Annamarii), per coro e cantori solisti. L’atmosfera muta d’improvviso nei momenti più toccanti, e l’armonia del brano segue in modo davvero mirabile l’andamento della vicenda narrata.
(segue l’ascolto di “O Annamarii” e “Ùn ts Annamarii”)
III parte
È il momento per ascoltare ora una splendida e struggente ninnananna, raccolta a Macugnaga, in Valle Anzasca, dalla voce di Remo Bettoli.
Chleis chleis Trusilibus è un autentico ritorno nel mondo magico dei Walser, immerso nelle storie e leggende che lo cospargono: sentiremo cantare di Trusilibus, bambino in cerca di giochi e di magie, con uno zufolo a sette e sette buchi che le sue piccole mani non sanno afferrare. L’armonia, dolcissima, si scontra con la terribile conclusione di questa ninnananna tragica: troviamo, alla fine, la mamma che piange, perché il suo bambino è morto. Nell’elaborazione di Paolo Bon, Ein trauriges Walser-Wiegenlied, il coro intero ne accompagna l’andamento cullante, mentre due voci cantano la melodia, intrecciandosi in un perfetto teatro di armonie fino al doloroso finale, con un’unica voce che si spegne lentamente nel nulla.
(segue l’ascolto di “Chleis chleis Trusilibus” e “Ein trauriges Walser-Wiegenlied”)
Siamo giunti alla fine del nostro viaggio: l’ultimo brano che ascolteremo ci porta nuovamente in Valle Formazza, ed è un’antica orazione cantata a quattro voci in forma di canone
Le singole voci eseguono infatti la stessa melodia, prendendo però il via in momenti diversi, ed inseguendosi all’infinito. Il testo è un vero e proprio sillogismo sacro, e recita: “dove è fede, è amore / dove è amore, è benedizione / dove è benedizione è Dio / dove è Dio, nulla manca”.
L’elaborazione di Wo glöibä da Libe, sempre ad opera di Paolo Bon, è per doppio coro maschile e solisti: il coro dei tenori e quello dei bassi si alternano nel canto, unendosi infine per intonare la solenne conclusione.
(segue l’ascolto di “Wo glöibä da Libe”)
Concludo il mio intervento ringraziando il Dottor Max Waibel, l’Associazione Internazionale Walser qui rappresentata dal suo Presidente, Josef Mutter, ed i responsabili dell’organizzazione di questa serata per l’invito che mi è stato rivolto. Spero, a titolo dell’Associazione Cantar Storie, che possa essere il momento iniziale di una lunga e preziosa collaborazione che duri e si intensifichi nel futuro. Grazie per l’attenzione, e buona serata a tutti voi.
Luca Bonavia
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